INTERVIEW: EMANUELA BENATTI, MADAM PRESIDENT (PINK)

In pista in questi giorni al PalaSavelli di Porto San Giorgio, per il Torneo Internazionale con l’Italia U17 ne approfittiamo per due chiacchiere con Emanuela Benatti presidente di Basket Academy Mirabello per un punto a 360° dell’attività in corso…

Partiamo dalla cosa più semplice… una nuova estate azzurra! Ormai presenza fissa delle tue estati come vivi tutto questo?  “E’ molto divertente ed ormai una bellissima abitudine. La vivo come l’occasione per muovermi dalla routine della città e passare estati itineranti…”

Ormai anche l’occasione di vacanze al seguito dei propri figli… “Trovo piacevolissimo condividere la passione della pallacanestro con altri, ormai negli anni ho conosciuto tanti genitori e amici che ritrovo sui campi insieme a me. Anche se in maniera saltuaria, con loro ho un bellissimo rapporto. Al di là di vedere mia figlia in azione, è stato molto stimolante poter seguire da vicino la crescita di queste ragazze, appuntamento dopo appuntamento, con la maglia azzurra.”

Ricoprendo un doppio ruolo sei avantaggiata potendo stare a contatto con tua figlia molto di più nel quotidiano…  “All’interno dell’attività di Settore Giovanile non riesco a vederla come figlia, da sempre. Il mio ruolo in Basket Academy mi condiziona, d’altra parte sono presidente e allenatrice. Sicuramente da quando è cresciuta ed ora gioca con la prima squadra, riesco a dividere meglio le cose e la sento più figlia in campo. Quando invece veste la maglia azzurra sono veramente e solo… la mamma.”

A proposito di figli… un’estate piena per loro con il primogenito Gianmarco fresco di Maturità e Caterina nel pieno del rush azzurro…  “Si Gianmarco ha appena concluso il suo percorso liceale, come tutti i giovani della sua età non ha ancora le idee molto chiare, sta provando a fare delle scelte e guardarsi attorno su come indirizzare ora la sua vita, insieme a quella della sua ragazza. Caterina la propria casa l’ha vista molto poco di recente… tra la parte conclusiva di stagione con le Finali Under, quindi 10 giorni al mare in Toscana con le amiche e compagne di sempre, ora via verso un nuovo e lungo appuntamento estivo. Certo non posso dire che per i miei figli non sia un’estate molto piena…”

Ora rotta per Porto San Giorgio, ma all’orizzonte ci sono due lunghe trasferte in Bielorussia con l’U17 e in Lituania con l’U16, che aspettative?  “Ho visto il girone U17, sarà dura! Ma spero proprio possano fare una bella esperienza, al di là di ogni possibile risultato, si tratta sempre di un Mondiale, non è cosa da tutti i giorni. Per quanto riguarda l’U16 credo siano le ragazze le prime a crederci e tenerci moltissimo dopo Bourges. Penso possano fare bene, dando continuità ai bellissimi risultati degli ultimi 2 anni. Quest’anno sarà proprio il 2002 l’anno di riferimento, speriamo! Quanto a me il biglietto per Vilnius e quindi Kaunas è già in valigia, mentre per Minsk ci sto pensando… è sempre più difficile resistere.”

Ripercorriamo la stagione appena conclusa e in generale queste ultime annate. Da giovane società del territorio diciamo che le volpine di strada ne hanno fatta parecchia…  “Si di strada ne abbiamo fatta veramente tanta! E dire che in realtà sembra molto tempo, ma era solo il 2013… prima come Pol. Sant’Agostino, quindi nel 2014 nasce la Basket Academy vera e propria, attuale. 12 ragazze, tanti bimbetti dietro, una cinquantina in tutto. Un gruppo di amici con delle idee, abbiamo scelto questa opportunità insieme e i fatti ci hanno dato ragione.”

Parlaci dei primi passi, di come ricordi queste giovani bimbette in campo… “Bhè torniamo indietro di tanto! Alla 1° elementare… un gruppettino di giovani bimbi maschi e femmine, principalmente 2001 e 2002, giocavano, nel vero senso della parola, a Mirabello con i palloni morbidi… rosa, me lo ricordo ancora! Hanno fatto un bellissimo percorso. Dalla terza elementare mi venne chiesta la disponibilità di potermi occupare di loro, gli ho messo io la palla n° 5 in mano e siamo partiti… dal palleggio in avanti… c’erano già diversi volti noti dell’Academy dei giorni nostri, oltre Cate c’erano Alessandra e Caterina Ruggeri, Elena Ceno, Laura Bettini, ma anche Matteo Fabbri e altri. Qualcuno/a ha smesso lungo il percorso, ma fu un bellissimo inizio, il resto è storia..”

Quale è stato il primo contatto tra Cate e Silvia Nativi, ora legatissime, come si sono conosciute?  “Io portavo Gianmarco al PalaPalestre, 12 anni al suo primo allenamento con la Vis, li trovai l’Antonella (Collini ndr) che portava pure lei suo figlio Andrea, sempre classe 1998. Si erano appena trasferiti come famiglia a Ferrara. Con loro anche una piccola bimbetta bionda che non stava mai ferma, Silvia… fece amicizia con Cate proprio li fuori nel parchetto davanti all’impianto, tutto è partito da li… poi Silvietta venne subito a giocare anche lei a Mirabello e sono sempre rimaste insieme”.

Poi?  “Avevamo due gruppetti, io ero a Mirabello con gli esordienti e l’Antonella Collini a Vigarano con l’U13. Gruppo 2000-2001 (c’era già Reby Ferraro per esempio) ricordo che la prima partita giocammo con la Pontevecchio, fu li l’esordio di Cate e Silvia, vincemmo largamente, più di cento punti. Ma le 2002 non potevano ancora giocare, troppo piccole! Anche se inizialmente dissero il contrario, restò così quell’anno solo quel cameo per loro, rientrando poi nel minibasket, anche se fisicamente ci potevano già stare alla grande. Il gruppo esordienti vinse poi il titolo regionale, contro Parma in casa. Vedemmo tutti questi genitori ospiti arrivare da fuori con tamburi, trombe, fischietti, ma le nostre bimbe non si fecero intimorire più di tanto!”

La storia prosegue a Sant’Agostino..  “Il primo anno avevamo solo l’U13, quindi esordienti ed aquilotti. Partivamo dalla base, una vera ripartenza. Mi ricordo di una Vicky Farina che un pò esitava aveva iniziato da poco, lei era ancora aquilotta, venne a provare e fu merito di Caterina Ruggeri a convincerla, 2003 proprio come lei. L’anno seguente, il 2014, Bk Academy cambia casa e torna a Mirabello, dopo è stato un crescendo bellissimo: veramente tanta soddisfazione pensare da dove si è partiti.”

Quanto ha contato il tuo passato e la tua esperienza per trasmettere questa passione a Caterina?  “Penso tanto, spero veramente di avergli trasmesso la passione. La prima palla l’ha presa in mano a 2 anni, io giocavo anche se ormai a fine carriera e lei ovviamente mi seguiva, me la portavo con me ed osservava attenta…”

Quindi ha un animo sportivo o l’hai dovuta un pò spingere… ”No assolutamente, le è sempre piaciuto molto lo sport… non stava mai ferma, pattini, bici, sempre fuori… Ha iniziato a 3 anni, l’ho portata per un pò a ginnastica artistica, ma si è stufata abbastanza presto… trovava le cose troppo facili, si divertiva il giusto, si annoiava!… E’ sempre stata stimolata dalle difficoltà, è cosi ancora oggi. A 5 anni passa al nuoto.. merito di Bruno Bianchi, fratello di Giorgio (delegato Fip Ferrara), cui è intitolato anche il nostro Memorial di settembre. Per oltre 35 anni mi ricordo che ha sempre portato i bambini e i ragazzi di Mirabello in piscina, c’erano cinque-sei punti del paese in cui passava e poi li riportava a casa. In realtà i corsi partivano dai 6 anni… accompagnava il fratello e nuotava proprio bene! Anzi dopo solo qualche mese le proposero di passare al nuoto agonistico, metterla in acqua con bimbe di 9 anni, lei ne aveva solo 5… Non mi sembrava il caso, volevo si divertisse e basta… Passano gli anni, inizia basket e i primi approcci alla palla a spicchi, ma in estate c’erano sempre anche i corsi di tennis con Andrea Morelli, anche li era piuttosto brava, le è sempre piaciuto, poteva fare molto bene, ma ormai il basket aveva vinto…

Sei contenta che abbia seguito le tue orme o preferivi per lei una vita diversa, magari in uno sport diverso o senza sport proprio?  “Senza sport assolutamente no! Credo al di là di tutto lo sport possa fare solo bene, anche come scuola di vita. Io ho cercato di darle (ma anche al fratello, per esempio con il calcio) tante possibilità, per me qualsiasi disciplina andava bene, non ero certo per la pallacanestro o niente, anzi… Sicuramente Cate ha alcune attitudini sue evidenti, certe cose le venivano naturali, riusciva rapidamente a ripetere i gesti e i movimenti necessari”.

Quindi sei contenta?  “Si, sono contenta, non è una frase fatta; avendolo giocato per tanti anni è ovvio che per me il basket sia tra gli sport più belli al mondo. Ma al di là di quello, ti fa crescere, ti rimane dentro per tanti aspetti, ti migliora.”

Come ogni figlio d’arte è difficile vivere il paragone in famiglia?  “Sono sincera non ci ho mai pensato, così come non ho mai pensato se da piccolina potesse farsi o meno una carriera nel basket. Sicuramente sin dai primi passi era brava, spesso sopra le righe, anche quando giocava con i maschietti, grazie alla sua fisicità riusciva ad avere sempre molto impatto. Soprattutto con la mano sinistra, con cui era capace delle cose anche più difficili; spesso mi chiedevano se era mancina! In quegli anni ho sempre vissuto il suo lato sport sul momento, senza guardare troppo al domani. Ora è molto più grande e molto più cosciente di quello che c’è da fare e i sacrifici quotidiani da mettere in conto. Sono scelte, credo sia molto convinta ora su quella che è la strada, che già da qualche stagione ha scelto di fare, con la sua testa”.

A 16 anni si chiede molto…  “Si chiede tanto, e da mamma mi piacerebbe stare più tempo con lei. Sono fortunata perchè è comunque a casa con me, tante ragazze devono trasferirsi lontano dalla famiglia, dai loro amici per continuare questa passione ed inseguire i loro sogni, quindi si, sono fortunata, anche perchè sta facendo un bellissimo percorso, sono orgogliosa di lei.”

Cosa ti piace di lei e cosa invece ti devi sforzare di sopportare?  “E’ pigra! E non lo è mai stata… è un atteggiamento relativamente recente, diciamo dalle superiori.. Certo ha una vita veramente piena, incalzante, gli impegni erano diversi, quindi ci sono tante giustificazioni, in realtà. Ha poi un caratterino abbastanza puntiglioso… certamente è testarda! Quando pensa che una cosa (secondo lei…) sia giusta, non cambierà mai idea… Sul fronte positivo, mi piace in Cate e mi è sempre piaciuto sin da piccolina, che è sempre molto sorridente, sempre carina e disponibile con gli altri. Come il miele, riusciva a calamitare l’attenzione attorno a se, in qualunque contesto si trovasse. Un altro aspetto che mi piace di lei è l’essere leader positivo, e lo è sempre stata, anche quando giocava in gruppi dove era più piccola, o con squadre maschili, riusciva a fare gruppo, a farsi ascoltare e rispettare, a trascinare gli altri.”

Torniamo alla stagione appena conclusa, parlaci del percorso U18, te lo aspettavi diverso?  “Le squadre a Battipaglia erano tutte belle toste, non c’erano formazioni materasso di certo. Noi purtroppo abbiamo certamente il rammarico di non essere entrati nelle prime quattro posizioni, ma in realtà il rammarico è non esserci arrivati nelle migliori condizioni possibili, con Lavezzi e Celani a casa per infortunio, altre acciaccate e/o in gestione fisica, altre non sono riuscite a portare un contributo tangibile secondo le loro possibilità. Abbiamo comunque disputato una bella stagione, arrivando alle Finali Nazionali fortemente sotto età, quando l’anno prima ci erano sfuggite di un soffio. Quindi il rammarico è in realtà limitato”.

Due stagioni, due secondi posti, bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?  “Non c’è rammarico. Quando giochi 31 partite, ne vinci 30 e perdi solo la finale, non si può pensare a una stagione negativa, anzi è una grandissima stagione, ancora migliore di quella precedente. Quando arrivi ad una finale, tutte le squadre ci credono e ci devono credere, abbiamo dato tutto quello che avevamo, quindi siamo usciti a testa alta dalla manifestazione. Io non credo che se si vince si è dei fenomeni e se si arriva secondi no. Credo molte di queste nostre ragazze abbiano percorsi interessanti, tutte sono cresciute ed è stata una bellissima annata: sono emozioni, ricordi ed esperienze che porteranno con loro, per sempre”.

Costa Masnaga ha vinto con merito, ma Academy ha dato l’idea di aver dato veramente tutto. Una giocatrice che avresti “rubato” agli avversari?  “Giorgia Balossi, ha fatto la differenza e spinto le ragazze di Costa verso il successo. Noi avevamo giocato una buona settimana, ma eravamo abbastanza in riserva, complici anche rotazioni minori a disposizione; alla finale per alcune la benzina era proprio finita, d’altra parte è stata una stagione da 85 partite complessive”.

La chiamata in nazionale senior di Giulia Natali ti ha stupito? E’ stata una convocazione prematura o secondo te il CT Crespi ha visto qualcosa di importante.. “Stupito, no. Sapevo che a Marco Crespi piaceva e c’era grande considerazione da parte sua, ne avevamo parlato anche alla tappa di Contagio Azzurro al PalaVigarano; certo anche l’anno scorso quando ho visto la chiamata di Ilaria (Panzera ndr) è stata un’emozione, sono certa che chiamate di questo genere siano una grande soddisfazione e un grandissimo stimolo per queste giovani. Sono contenta e fiera del percorso di Giulia, forse nessuno se lo aspettava, ma lei ha fatto bene quest’anno, molto: nelle giovanili, quanto in prima squadra. A Battipaglia con l’U18 contro Marghera ha fatto una prestazione impressionante (32pt ndr), io cosi non l’avevo mai vista!”

E’ più difficile essere il presidente di Caterina Gilli o la mamma di Caterina Gilli?  “E’ più difficile essere la mamma… Dal punto di vista sportivo non posso dirle niente, ha fatto dei percorsi, anno dopo anno da baciarsi i gomiti… forse solo l’anno scorso in finale U16 a Trieste poteva dare qualcosa di più, ma non certo perchè non ci abbia provato! E’ sempre stata sul pezzo, e so bene quanto per lei sia stato ancor più difficile tutto questo, perchè viveva con sopra la sua testa occhi critici maggiori di altri. Quindi come dirigente sportivo non posso rimproverarle proprio nulla, anzi sta facendo davvero del suo meglio. Ora che mi ci fate pensare una critica l’avrei… per struccarsi in campo ci sono le salviette, che non usa mai… Come mamma invece c’è qualche difficoltà in più, vuoi per vicissitudini familiari, vuoi per l’età, per l’adolescenza, cose comuni a tutti. Come mamma vorrei avere ancor più rapporto tra noi, purtroppo non sempre c’è il tempo. Abbiamo un bel dialogo, ci parliamo ogni volta possibile, e alla fine, comunque…per quante incomprensioni possano esserci, viene sempre dalla mamma…”

Quella che inizia è la quarta stagione da società satellite della Meccanica Nova, come giudichi questo percorso insieme e che persone hai trovato in questi anni?  “Ci siamo trovati bene, assolutamente. Giorno dopo giorno; più andiamo avanti insieme, meglio ci siamo trovati e meglio ci troviamo. Ci siamo conosciuti maggiormente e questo è stato importante. E’ normale che quando metti insieme tante persone ci siano aspetti e priorità per ognuno diversi, ma abbiamo condiviso un percorso, che è quello di credere e dare una possibilità alle giovani e ne siamo pienamente soddisfatti.”

Emanuela Benatti ai giorni nostri che giocatrice sarebbe? Avrebbe più o meno efficacia che in passato?  “Non credo avrei caratteristiche differenti che in passato, ero un playmaker d’ordine, cercavo di dirigere al meglio la squadra da allenatore in campo, prendendomi anche i miei tiri e responsabilità. Dovessi dire una giocatrice attuale che mi ricordi me da giovane, direi Marida Orazzo, porta sempre il proprio mattone, fa quello che serve alla squadra, proprio come interpretavo io il mio ruolo”.

Nelle tue giovani ritrovi il medesimo talento del passato o secondo te questo basket si è molto impoverito nel corso degli anni?  “Sicuramente il numero minore di praticanti si sente, c’è meno competizione per il ruolo e per avere chance ad alto livello. Arrivare a certi traguardi in passato era più difficile, mentre ora probabilmente lo è meno. Credo però che sia comunque un bel basket quello che si vede, forse fisicità e tecnica degli anni passati si sono un pò ridotte, più che altro per l’abbassamento generale dell’età, con tante giocatrici in formazione messe in ruoli già fatti e finiti. Di contro l’atletismo negli anni è costantemente aumentato, ora in campo troviamo atlete con la A maiuscola, molto più preparate e pronte nel proprio fisico.”

Cosa è cambiato sensibilmente rispetto al passato?  “Ci sono stati certamente cambiamenti, perchè tutto evolve e tutto cambia. La mia settimana tipo non era differente negli spazi e negli impegni rispetto alla settimana delle giovani di oggi. Si lavorava in maniera diversa, ma la richiesta di impegno e i sacrifici erano i medesimi. Anzi, con una competitività maggiore non ti potevi permettere mai di abbassare la guardia, pena l’essere immediatamente superati. Mi ricordo una grande fisicità, io non sono certo piccola e giocavo play, mi ricordo grandi fisici e anche grandi individualità, ma non bisogna mitizzare il passato. Credo che se a 16 anni ci giocavo io, ci avrebbe potuto giocare anche mia figlia come diverse altre, proprio come stanno facendo ora nel loro basket “moderno”. Ci sono delle differenze, ma vedo anche ora ragazze di talento, il movimento continua a produrne, seppur in numero inferiore, proprio per quella riduzione di praticanti che dicevamo prima”.

Visibilità rispetto al passato?  “A livello di visibilità sicuramente siamo migliorati. Ringraziamo l’avvento di tanti nuovi media, che hanno dato nuove possibilità di conoscere questo sport. Sui giornali ci sono meno spazi, anche questo è certo, mi ricordo testate come Superbasket e Giganti del Basket dove c’erano sempre diverse pagine anche sul movimento rosa, ma anche i grandi quotidiani sportivi come la Gazzetta davano ben maggiore risalto che ora. Però credo che nel complesso sia più facile entrare in contatto con il nostro movimento adesso, viverlo e seguirlo ogni giorno”.

Ne vale ancora la pena secondo te? Sono anni di lavoro, sacrificio ed estati in palestra… “Per me si, ne vale ancora la pena. Fondamentale è il divertimento e la voglia, sennò andare in palestra giorno dopo giorno diventa veramente un peso. Io ho smesso quando questo sentimento è cambiato, non mi divertivo più. Ogni ragazza deve andare in palestra con la consapevolezza di fare qualcosa che le piace; certo l’impegno è elevato, ad alto livello ci sono gratificazioni di vario tipo, anche di natura economica, pur in forma ben diversa che in passato, d’altra parte anche il mondo del lavoro attuale è altra cosa. Ma sono secondo me aspetti secondari, in primis è il fuoco e la passione che hai dentro a portarti sul campo e sono sempre questi concetti a farti restare dentro quel rettangolo di gioco.”

E quando si smette?  “Non è comunque mai facile. Il basket ti rimane dentro, nel sangue. Io mi sono sognata quasi per due anni la pallacanestro, dopo aver chiuso la parte agonistica diciamo. Non scherzo, mi svegliavo di notte, a pensarci. Smetto di giocare, è un pò difficile da dire, in qualunque caso interrompere una cosa che hai fatto per tanto tempo, che ti ha accompagnato sin da ragazzina. Il basket impone delle rinunce, ma non è poi facile comunque rinunciarvi.”

Ti facciamo dei nomi di tuo giovani, associali a una caratteristica positiva che apprezzi in loro… Linda Setti  “La determinazione”  Noemi Celani “La passione per il giocare a basket”  Silvia Nativi “E’ l’atleta in persona, fisicamente impressionante”  Anna Lavezzi “Matura, una ragazza responsabile, più grande della propria età”  Dafne Gianesini “Naif! Lei è anche molto autosufficiente, da sempre”  Rebecca Ferraro “Ambiziosa”  Alice Prisco  “Caparbia, è un’agonista nata”  Giulia Natali “L’ironia, ha un umorismo proprio tale al padre”  Caterina Gilli “La femminilità, in campo non risparmia colpi, ma fuori non vuole perdere mai il suo tocco glamour”.

Qualche settimana è stato il tempo anche di qualche addio, sei rimasta stupita?  “Io credo come società di aver fatto e dato tutto il possibile in queste stagioni insieme, non mi sono però stupita”.

Sono uscite Prisco e Ferraro, che hanno fatto diverse stagioni con te, che cosa gli auguri ora?  “Per Alice ho sempre pensato che la distanza e la lontananza fossero un sacrificio, normale e comprensibile la sua volontà di avvicinarsi a casa, giocherà infatti a Bologna, sponda Matteiplast. L’ho vista crescere, aveva 12 anni in campo, ma anche fuori, è spesso stata a casa mia, con un rapporto anche al di là della sola pallacanestro. Rebecca aveva concluso efficacemente un percorso e mi è sembrato condivisibile e normale anche da parte mia, voler provare nuove sfide, con spazi maggiori. Auguro a loro di trovare la propria strada, come atlete e come ragazze, hanno tutte le qualità per farlo”.

Nelle ultime stagione hai osservato il campionato di A1 e la Meccanica Nova, quali giocatrici hai particolarmente apprezzato?  “Sicuramente Beba Bagnara. Quest’anno ho avuto modo di seguire e frequentare di più l’orbita Serie A, ha saputo trasmettere tantissimo alle nostre ragazze, nella pallacanestro, ma non solo. Una ragazza che non conoscevo, come giocatrice certo, ma che ha lasciato una buonissima impressione anche come persona, mi piace molto come donna. Oltre al mio pensiero, avevo anche i feedback da mamma con quanto mi riportava Cate e non solo lei, quindi un giudizio doppiamente appropriato. In passato mi è piaciuta molto Federica Tognalini, dentro e fuori dal campo, non mollava veramente mai. Se invece dovessi dire un nome che ho ammirato, ma che non ha giocato da queste parti, dico Sabrina Cinili, molto elegante in campo e molto femminile fuori”.

Con il senno di poi sei stata contenta di aver costruito tu qualcosa dal niente, oppure era più semplice mandare le tue giovani più promettenti in progetti già avviati?  “Sono stati dei sacrifici per tutti, ognuno ha messo da parte o dovuto limitare tante cose. Ma rifarei tutto uguale e tale, mille volte. E’ stata una soddisfazione grandissima, non solo per noi, ma in primis per le ragazze. Si sono sentite da subito parte di qualcosa che hanno visto crescere e contribuito a far crescere, insieme”.

La Meccanica Nova ha cambiato assetto con tanti volti nuovi… “Puntare su un doppio esterno americano ha certamente degli aspetti positivi, è chiaro che la coperta è sempre corta, ma credo che le scelte siano andate nell’ottica di avere degli 1v1 sul perimetro da cui creare vantaggi nel gioco. Sarà una squadra veloce, frizzante e spero divertente”.

Avresti voluto rivedere qualcuna nuovamente in maglia Meccanica Nova?  “La mia stima per Beba è elevata, ma ci sono scelte che devono venire prima della pallacanestro, e la volontà di crearsi una famiglia propria, è una di queste. Mi sarebbe piaciuto molto rivedere Anne Armstrong, come giocatrice mi ha impressionato. Ero a Schio, ero a Broni, ho ammirato dal vivo cosa era in grado di fare, purtroppo dopo solo sette partite il grave infortunio. Io credo che per le giovani siano state due giocatrici dove c’era veramente tanto da imparare. Beba per il suo approccio e la sua dedizione alla pallacanestro, Annie per il talento e la visione del gioco in campo. Qui riporto ancora una volta i feedback di mia figlia, che tornava a casa e mi raccontava “mamma ha fatto questo, mamma ha fatto quello”. Vedere l’entusiasmo nei loro occhi era molto bello e stimolante. Nessuno però vuole dimenticare il campionato straordinario di B Zempare, cresciuta settimana dopo settimana e decisiva nella salvezza”.

Quale campionato ti aspetti dalle tue giovani 2002 ora con ruoli sempre maggiori?  “E’ una bella responsabilità per loro, vista l’età hanno solo voglia di fare e mettersi in evidenza. Troveranno delle difficoltà, ci mancherebbe anche non fosse cosi. Dovranno avere più consapevolezza di tutte le dinamiche, avere ancora un miglior approccio alle gare e gestire le problematiche che si presenteranno”.

Parliamo ora di Bk Academy, nuova stagione, obiettivi?  “Il primo obiettivo è (continuare a) esserci, ed è già stato raggiunto! Continueremo il più possibile a far crescere le nostre ragazze, saremo ai nastri di partenza con U18, U16, U14 e stiamo verificando i numeri in casa per l’U13. Ci sarà una U14 maschile in collaborazione con Meteor oltre all’attività e campionati minibasket”.

Dopo qualche mese di gestazione è nata la collaborazione con Meteor, idee comuni e volontà di lavorare alla base  “Io ho allenato tre anni là in passato, conosco bene Fabio (l’RSG Spettoli ndr) e quanto impegno sta mettendo Meteor in questi anni per lavorare alla base. Hanno dato struttura e rinforzato i loro quadri stagione dopo stagione, siamo società vicine nel territorio ma vicine anche come Mission, quindi ci è sembrata una cosa normale voler collaborare insieme”.

Come è stata l’annata dei gruppi che hai seguito U16B e U14?  “Per quanto riguarda l’Under 14 sono molto contenta, è stato un bel gruppo e all’interno di un girone competitivo con le due formazioni che si sono poi rivelate le migliori dell’Emilia Romagna; il BSL poi ha ulteriormente dimostrato questo con un decimo posto alle FN 2018. L’altro gruppo non ha sempre compreso le motivazioni che ci avevano portato alla creazione di un secondo team, nonostante fosse stato spiegato più volte. Voleva essere l’opportunità di crescita, di un confronto per quelle più giovani o che non volevamo penalizzare negli spazi, ma anzi dare minuti extra. Purtroppo si è guardato un pò troppo all’oggi e meno con il senno di poi, peccato.”

La tua società ha giocato un bel ruolo nelle ultime stagioni quale bacino importante anche per la selezione Emilia Romagna, tra Trofeo delle Province, Memorial Fabbri, Trofeo Bulgheroni, Trofeo delle Regioni, CTF, Azzurrina, Progetto Altezza etc, a Ferrara quindi il movimento non è certo morto…  “A Ferrara e dintorni il basket è sempre stato una certezza, nelle ultime stagioni siamo riusciti a ritagliarci un bel ruolo in Emilia Romagna con tantissimi titoli regionali, ma ancor prima una buona produzione di atlete che via via si stanno inserendo nei campionati, quindi si il movimento è attivo e presente. Nel 2017 ben sette atlete al TDR sono passate di qua, tanto per dire. Bisognerebbe però migliorarlo, questo è certo e l’attività con Meteor è sicuramente in questa direzione; maggiore attenzione al reclutamento nelle scuole e avviamento alla pallacanestro”.

Hai mai pensato semplicemente di “dargliela su”?  “Ogni tanto si, soprattutto quando sono stanca… Ci sono degli alti e bassi, come tutte le cose, ma la passione resta tanta e quindi…”

Se non ci fosse stato il basket quale altro sport ti sarebbe piaciuto praticare?  “A parte mangiare patatine?? (definirla golosa è dire poco…ndr). Scherzi a parte, credo il tennis. Adoro invece guardare l’atletica, per esempio nei grandi eventi, come le Olimpiadi, anche se non si può paragonare ad uno sport di squadra.”

Quando una tua tesserata smette di giocare cosa pensi?  “Dispiace. Soprattutto quando sono piccoline. Penso che il mondo dello sport, e il basket rosa in generale, sia un’ambiente sano, un’ambiente dove possono stare bene. Capisco però anche che molti ragazzi o ragazze non hanno voglia di fare troppi sacrifici o hanno priorità che cambiano. L’importante è essere decisi nella propria scelta sino in fondo”.

Pensi che serva più rigore o comunque una linea indulgente verso queste giovani promesse?  “Alle volte si ragiona come in passato, quando i numeri elevati e la forte competitività ti facevano dire, non ti va bene, bhè allora stai a casa… Oggi è molto cambiato questo scenario, il movimento non si può quasi mai permettere di perdere i propri talenti alla leggera. Bisogna cercare di trovare una soluzione equilibrata. Qualche volta penso che voi (noi ndr…) siete troppo buoni! Sono un pò troppo coccolate queste ragazze… In passato tanti coach erano molto duri, oggi è difficile poter utilizzare quel metro con queste nuove generazioni.”

Il tuo rapporto con gli allenatori?  “Presidente, Allenatrice, Mamma: il triangolo delle Bermuda! Ho tre punti di vista molto diversi tra loro, sicuramente riesco a capirli e capire le esigenze dello staff tecnico. Intanto ho massima fiducia in loro, perchè li conosco ormai bene, ho visto le ragazze migliorare, tutte. Fare l’allenatore significa fare delle scelte e non è sempre facile. Non mi sono mai permessa di andare a criticare questioni tecniche ne a caldo, ne successivamente. Cerco di dividere le cose e spero di esserci sempre riuscita”.

Giovani interessanti, nomi che secondo te saranno la nuova linfa del movimento?  “Mi piace molto Martina Fassina (grd/ala, 1999), credo sia cresciuta molto. Ovviamente Ilaria Panzera (grd, 2002), da sempre! Lo dico dalla prima volta che l’ho vista ad un torneo, aveva 11 anni… Su Olbis Futo (pivot, 1998) credo ci siano pochi dubbi.”

Vedere giocare Caterina e resistere dal dispensare giudizi lo trovi difficile? Riesci a resistere?  “Resisto… ci sono volte che penso che quello che viene fatto lo potrebbe fare in maniera diversa, ma deve sbagliare con la sua testa, non con la mia. Quindi resisto e cerco di influenzarla il meno possibile…”

Se tua figlia domani ti dicesse, Mamma basta, cosa penseresti?  “E’ una sua scelta, mi dispiacerebbe certo. Mi dispiacerebbe per lei, per se stessa. So che gli stimoli sono importanti, cosi come la routine è qualcosa che non sempre si riesce a sopportare. Nella testa di una ragazza c’è tanto altro oltre alla pallacanestro e quindi io sono ben felice che lei possa avere altre passioni e altri richiami/stimoli. So bene che fare questo percorso, che non è uguale per tutti, porta a delle rinunce e a soddisfazioni, io cercherò comunque sempre di supportare le sue scelte, che saranno sempre e solo sue”.

Tu, tua figlia e la scuola?  “A dire la verità faccio molta fatica…ora… Mi sono però sempre fidata di lei, da sempre, non ha mai avuto problemi, non c’è mai stato bisogno di controllarla o spronarla. Al liceo ha incontrato qualche difficoltà, certo gli impegni sono aumentati, ma basterebbe poco. E’ solo una questione di organizzazione del proprio tempo… e naturalmente di voglia!”

Tu, tua figlia e i ragazzi?  “Devo dire che fino adesso ha sempre frequentato bravi ragazzi, gente della sua età o poco più, quasi sempre sportivi e molto spesso legati alla pallacanestro proprio come lei. Gente che la capisce al volo. Ora la vedo più matura, migliore e più consapevole di quello che vuole da un partner”.

Tu, tua figlia e il cibo?  “Lei sta bene con se stessa e questo è quello che conta. Essere atleta ti porta poi ad avere attenzione e cura del tuo corpo sempre maggiore e quindi sà che dovrà fare attenzione, senza ansie e senza esagerare”.

Tu e il tempo libero?  “Non ne ho! Sono in palestra… sono al lavoro… sono a casa… Vorrei avere un pò più di tempo per coltivare le mie amicizie, ma non sempre si riesce, quasi mai per la verità…”

A settembre i primi 50 anni di vita, Manu Benatti tra 10 anni?  “Potrei essere anche nonna… chissà.. Non penso tornerò a giocare però!”

Se tornassi indietro?  “Avrei fatto di più e con maggiore impegno, mi sono resa conto che ci sono stati anni in cui ho vissuto di rendita in campo e potevo fare di più e meglio; se lo avessi fatto sono convita si potevano raggiungere traguardi ancora più alti”.

Dall’album dei ricordi: qualche giocatrice a cui sei rimasta più legata? qualche figura del basket?  “Allora direi… Simona Vedovati: ci siamo conosciute a 14 anni, abbiamo sempre giocato contro, c’era grande rivalità, ma sempre rispetto. Siamo riuscite a giocare insieme, seppur per poco a Ferrara e avevamo già 28 anni. Con lei è nata da subito una complicità che è poi rimasta e proseguita anche negli anni successivi… ci siamo perse, poi ritrovate, ma c’è sempre stato un grandissimo feeling. Con Lorenza Baraldi siamo andate ad abitare insieme quando siamo andate a giocare a Varese, lei aveva 18 anni, io 20, venivamo da Cavezzo entrambe ed andavamo a fare la nostra prima esperienza fuori insieme, sono quelle cose che ti rimangono. Infine Federica Piccinini con la quale condivido ancora tempo assieme ad altri amici e serate di basket nella città Tricolore, Reggio Emilia. Un pensiero a Domiziano Mezzadri, presidente della Pallacanestro Ferrara, è stato il numero 1, quasi un papà per me”.

Manu. What Else? (un Nespresso, svelti…)

Grazie delle chiacchiere ed appuntamento a settembre in Academy, nel frattempo forza azzurrine, tutti insieme!